LA VICENDA DICO: 400 PERSONE IN MOBILITA’


Coop ha svenduto una delle sue aziende, Dico spa, a un gruppo privato e adesso oltre 400 persone – di cui 100 nel solo territorio di Prato – rischiano di perdere il posto di lavoro

La nuova proprietà ha infatti comunicato che queste persone sono esuberi e per loro verrà aperta una procedura di mobilità.

Come siamo arrivati a tutto questo?

Dico nasce nel 1994 dalla fusione di 7 delle 9 cooperative italiane facenti capo a COOP ITALIA: COOP ADRIATICA, COOP ESTENSE, COOP CONSUMATORI NORDEST, NOVACOOP, UNICOOP TIRRENO, COOP LIGURIA, COOP LOMBARDIA.

Dal 1999 la società ha il suo centro direzionale a Prato, in cui operano attualmente circa 100 persone.
Nel 2010 alla presidenza di DICO viene nominato Mario ZUCCHELLI, già presidente di COOP ESTENSE. Quell’anno rappresenta la svolta per DICO SpA.
Zucchelli chiama a guidare DICO, il manager di Eurospin Antonio LANARI.
Lanari riceve di fatto carta bianca da Zucchelli e si circonda di un team di lavoro proveniente da Eurospin (nelle figure di Arrigoni, Pisacane, Zingarlini). Da quel momento vengono messe in campo una serie di iniziative fallimentari:

1. apertura di una seconda sede a Bologna, brutta copia della sede di Prato
2. Introduzione della vendita di Piante e Fiori che comporterà una perdita di milioni di euro l’anno
3. Inserimento massivo di extralimentari spesso di pessima qualità (nel 2013 sono stati sfiorati 10milioni di euro di giacenze)

Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013 le perdite per DICO Spa iniziano a farsi sempre più pesanti, tanto che Il biennio 2011-2012 si chiuderà con perdite per quasi 50 milioni di euro.

Nel corso del biennio sia a Zucchelli che a tutto il CDA di DICO viene fatto presente più volte la situazione che si sta delineando.

Nonostante i numeri ben chiari ricevuti più volte le COOP decidono ogni volta di rinnovare la fiducia.

Da parte di tutti i lavoratori DICO, in particolare quelli della Sede che percepivano la drammaticità della situazione, nel corso di tutto il biennio c’è sempre stata una forte preoccupazione. Ma ad ogni incontro avuto con Lanari (l’unico interlocutore con cui è stato possibile confrontarsi visto che le Coop non si sono mai presentate) viene sempre dichiarato che la situazione è sotto controllo e che chi si preoccupa sta solo creando allarmismo fra i colleghi.

Però, a Marzo 2013 – appena dopo il termine delle elezioni politiche – tutti i lavoratori DICO apprendono dagli organi di stampa che è in atto un’operazione per la vendita delle quote di DICO ad un gruppo privato. Un’operazione che tecnicamente viene definita di scambio quote, in quanto a fronte di circa 340 negozi (più 6 magazzini e 2 sedi) che dalle COOP andavano al gruppo privato, le COOP prendevano in cambio 54 supermercati nel Lazio.

In tutta l’operazione nessun cenno era fatto al destino dei 1.787 dipendenti di DICO operativi sul territorio nazionale.

Di tale operazione nessuno era stato portato a conoscenza, né la dirigenza DICO, né i lavoratori, né le organizzazioni sindacali. Un’operazione che, come poi sarà ammesso dalle cooperative, andava avanti da mesi, ma tutta gestita nella massima segretezza.

All’interno di DICO c’è stata come era prevedibile una grande mobilitazione che si è concretizzata il 22 Marzo con uno sciopero nazionale e la manifestazione sotto la sede di COOP ITALIA a Bologna dove era riunito l’ultimo CDA di DICO.

In tale fase una delegazione di DICO è stata ricevuta da Zucchelli e Lanari. In tale occasione Zucchelli si è formalmente impegnato, firmando anche una impegnativa di suo pugno, a presenziare (lui o un delegato per le cooperative) agli incontri che ci sarebbero stati tra le organizzazioni sindacali e la nuova proprietà.
In tale occasione Zucchelli ha utilizzato anche la felicissima espressione che la DICO era da considerare
morta (menomale non ha detto la stessa cosa dei 1.787 dipendenti!).
Successivamente a tale impegnativa ci sono stati ben 3 incontri (2 nazionali ed uno locale su Prato) tra la nuova proprietà e le organizzazioni sindacali, ma né Zucchelli stesso, né altre persone su delega delle cooperative si sono presentate in nessuna occasione.

La nuova proprietà ha ufficialmente preso possesso di DICO dai primi giorni di Aprile, le organizzazioni sindacali hanno in più occasioni tentato di contattare le cooperative, organi di stampa, media per esprimere le loro paure sul fronte occupazionale.
Abbiamo provato più volte in ogni modo a richiamare le cooperative a rispettare quello spirito di etica e rispetto della dignità della persona che dovrebbe far parte del loro DNA. Ci siamo però trovati di fronte un muro di gomma contro il quale si sono infrante tutte le nostre legittime richieste.

Le prime tre operazioni importanti messe in atto dalla nuova proprietà sono state:

1. Chiusura della Sede di Bologna
2. Chiusura dei negozi in grossa perdita
3. Cambio del management aziendale

Soprattutto a seguito delle chiusura dei negozi sono già partite le prime lettere di licenziamento che fortunatamente siamo riusciti a bloccare sperando di poter far rientrare tali licenziamenti in un contesto più ampio di ammortizzatori sociali.

Il 27 Maggio abbiamo avuto un nuovo incontro tra organizzazioni sindacali e nuova proprietà per la presentazione del piano industriale di rilancio di DICO SpA.
Accanto a lodevoli e belle iniziative di rilancio dei negozi, sviluppo di nuovi punti vendita, riduzione dei costi, ci sono state presentate anche alcune iniziative che hanno destato una profonda e motivata preoccupazione.

In particolare ciò che ci è stato presentato è stato:
1. Chiusura dei negozi in forte perdita (una numerica compresa tra 32 e 65 punti di vendita)
2. Chiusura di due magazzini (uno a Roma e uno nelle Marche)
3. Chiusura delle due sedi di DICO di Prato e Bologna

La numerica dei dipendenti coinvolti in tali operazioni di chiusura ammonta a 419 persone.
Solo la sede di Prato si trovano occupati al momento 100 dipendenti.
Le chiusure sono state programmate per il secondo semestre 2013.
Da parte della nuova proprietà c’è stato ribadito l’impegno di ricollocare il maggior numero di persone possibili, disponibilità confermata da quanto accaduto su alcuni negozi in provincia di Roma, i cui dipendenti sono stati ricollocati praticamente in massa su altri negozi in zona.
Ma tale operazione non può gioco-forza essere messa in atto per la sede di Prato, data la numerica molto alta delle persone coinvolte e i pochissimi negozi DICO in zona.
A conferma di ciò ci è stata indicata la certezza di una numerica alta di esuberi e l’avvio ad inizio di Giugno di una procedura di mobilità che riguarderà principalmente i lavoratori di Prato.
Siamo pertanto qui a rivendicare con forza i nostri diritti.

Ed in virtù di questo,

Chiediamo alle Coop tutte di assumersi una volta per tutte la profonda responsabilità di questi “FIGLI DI UN DIO MINORE” che hanno abbandonato e nei confronti dei quali non hanno mai perso occasione per dimostrare il loro disinteresse. Chiediamo anzi pretendiamo che tornino a mettere in atto quei valori etici e morali che professano in tutte le loro attività. Soprattutto alla luce di una fase in cui tutte le Coop investono denari in nuovi progetti (acquisizione degli Aligrup in Sicilia, acquisto dei Despar nel Lazio, interessamento alla catena Billa, investimenti nei distributori carburanti, sponsorizzazione a Expo 2015), allora ci chiediamo perché non si sia voluto dare fiducia ai DICO, magari facendo un cambio di management.
Chiediamo alle Coop un atto di onestà intellettuale, ammettendo gli errori fatti nel scelta del management DICO. Errori fatti e procrastinati rinnovando pedissequamente la fiducia a chi stava portando la DICO al fallimento.
Errori che la nuova proprietà ha subito individuato e messo in atto fin da subito un radicale cambio di management.
Chiediamo alle istituzioni locali, per primo al comune, ma anche alla provincia e alla regione di intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione di farsi garante di fronte al drammatico scenario di perdita posti di lavoro soprattutto sul territorio.
In una fase di crisi come quella attuale, lo scenario di un’ingente perdita occupazionale e la possibile perdita di interlocutori commerciali crea una preoccupazione ancora più forte soprattutto su un territorio come quello pratese che sta già pagando un prezzo caro per questa crisi.
Chiediamo alla nuova proprietà il massimo impegno e la massima fiducia nella professionalità dei lavoratori DICO per garantire la massima continuità occupazionale in questa fase così delicata.
Chiediamo a Voi organi di informazione di portare alla luce la nostra storia.

Grazie.

5 giugno 2013

RSA DICO PRATO

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CON INGRANDE COOP ENTRA NEL RAMO WHAREHOUSE, PRIMA CHE CI PENSINO GLI STRANIERI

Il motivo ufficiale dell’operazione Coop-Dico/Tuo Despar-Ingrande? ‘Una scelta di sviluppo per due realta’ entrambe aderenti a Centrale Italiana, spiega la nota ufficiale, che mirano a concentrarsi su formati distributivi coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali’. Una realta molto riveduta e corretta in quanto…

Nel tardo pomeriggio del 7 marzo le agenzie hanno confermato quello che il Corsera aveva già anticipato: Dico, la catena di discount di Coop, verrà ceduta a Tuo Despar (54 pdv). Passano di mano 342 punti di vendita, che fanno capo a 7 cooperative di consumo. In cambio Despar girerà a Coop i propri supermercati omonimi e l’insegna Ingrande, per quanto concerne la Capitale e il Lazio.
Motivo? “E’ una scelta di sviluppo per due realtà entrambe aderenti a “Centrale Italiana” – spiega la nota ufficiale – che mirano a concentrarsi su formati distributivi più coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali”.

In questo modo il gruppo guidato da Vincenzo Tassinari si libera di una catena che ha registrato per la terza volta un rosso di bilancio, con una perdita di 20 milioni di euro nell’esercizio 2011.

Ma con Ingrande Coop fa ben di più. Dà una risposta in anticipo ai francesi di Carrefour, che con con Supeco – El cash de la famila – hanno piazzato già nel 2012 i primi due wholsale piloti di 2.000 mq proprio in terra iberica, alla periferia di Siviglia e agli americani di Costco, che dopo 18 mesi di lotta, hanno dovuto incassare in Francia lo stop della Cnac per le 15 inaugurazioni previste, e dunque ripiegare per la prima apertura nella stessa Siviglia.
Chi è infatti Ingrande? Lo si legge nel sito dell’insegna: “ Ispirato al warehouse americano, sconosciuto in Italia ma di primaria importanza negli Stati Uniti, quella di Ingrande è una formula originale, adattata alla realtà italiana, che si rivolge sia alla famiglia che agli operatori professionali.
“Si contraddistingue per la sua peculiare composizione di assortimento che spazia dal prodotto discount fino al prodotto specialità destinato alla ristorazione attraversando tutta la gamma del mass market classico, e che punta alla massima espressione di tutti i reparti del fresco.
“Ingrande si concentra sulla ricchezza dell’assortimento e i prezzi, ricercando però anche vie nuove di massimizzazione della convenienza per la famiglia nell’offerta di grandi formati e confezioni multiple, negli sconti su grandi quantità per le grandi spese-scorta. Per questo si propone con un’offerta massificata che poco concede ad ambiente e servizio, com’è nella tradizione del discount e del cash&carry”.
Altro che core business! Se mai new business, prima di essere colonizzati dagli stranieri…

Vedi anche:Coop ragione in grande e Rinascente pure

8 marzo 2013

Distribuzione Moderna

VENDITA DICO DISCOUNT: LA PAROLA AI LAVORATORI

Sulla cessione Dico Discount da parte delle Coop fa il punto il cordinamento nazionale RSA Dico in vista dell’incontro di oggi tra proprietà e sindacati

Con un colpo di spugna COOP ha deciso di svendere a un gruppo privato il proprio format discount, la DICO (DIscount COop) Spa. Il tutto dando la comunicazione ai giornali senza prima informare lavoratori e sindacati, e molto probabilmente con un forte dissenso interno alle sette cooperative proprietarie di DICO.

Cosa sta succedendo a DICO? L’8 marzo, a cose fatte, l’amministratore delegato Antonio Lanari e il presidente Mario Zucchelli (presidente anche della coop Estense, socio di maggioranza di DICO), dopo che si era creato scalpore per l’uscita della notizia su alcune testate, hanno confermato ai lavoratori che l’intera rete  DICO spa, 347 negozi, 6 cedi e 2 sedi operative, per totale di oltre 2mila lavoratori, sarà venduta al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma, in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande.
Chiediamo spiegazioni sul perché Coop ha deciso di (s)vendere i discount Dico, che nel  mondo della distribuzione sono quelli che in questo periodo di crisi producono di più, guarda caso proprio dopo le elezioni politiche di febbraio 2013.  La Coop per l’ennesima volta mette in evidenza l’assoluta inadeguatezza della propria classe dirigente, incapace ad innovarsi nel mondo della distribuzione, con l’aggravante di calpestare i diritti dei lavoratori e dei consumatori.
Il tutto considerando anche che nel corso degli anni Coop è cresciuta a dismisura anche grazie a forme alternative di cooperazione come il prestito sociale, nella fattispecie i libretti dei soci i cui soldi Coop investe liberamente per poi riversarli nelle proprie attività. E adesso ha deciso di investirli in un’operazione commerciale con la quale si libererà di oltre 2mila lavoratori, sul cui futuro la Coop non fa alcun cenno.
 
Questo accade in un’azienda come Dico Spa, che ha volontariamente sottoscritto un codice etico, debitamente pubblicizzato sul sito internet, in cui si afferma che “la gestione delle risorse umane ed i comportamenti svolti nell’esercizio delle competenze e delle funzioni assegnate devono essere improntati alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza, all’obiettività, all’equità, all’imparzialità e alla dignità”. 
Ora i lavoratori della rete DICO chiedono alle 7 Cooperative sorelle che detengono le quote della società di fermare tale iniziativa, e di aprire immediatamente un tavolo di concertazione vero a partire dall’incontro del 14 marzo, per trovare soluzioni alternative  per la gestione di Dico.
Le lavoratrici e i lavoratori DICO non sono disposti ad accettare passivamente lo stato delle cose.

Il Coordinamento Nazionale RSA DICO spa Italia

13 marzo 2013


DICO DISCOUNT: TUO, LE MANI SULLA COOP

I discount DICO al gruppo romano “Tuo”, che cede i supermarket Despar e Ingrande

All’insaputa dei lavoratori

Ciò che è Coop è Tuo e ciò che è Tuo è Coop. Si potrebbe riassumere con un gioco di parole la cessione delle rete dei discount Dico al gruppo laziale Tuo. In cambio del quale Coop prende i supermercati a insegna Despar e Ingrande concentrati soprattutto a Roma e nel Lazio.

Un’operazione avvenuta in sordina, tanto che i lavoratori non sono neanche stati informati.
Dico ha una rete di 342 discount di proprietà delle sette cooperative di consumo aderenti a Coop (Coop Adriatica, Coop Lombardia, Coop Estense, Coop Liguria, Coop Consumatori Nord Est, Nova Coop, Unicoop Tirreno).
Tuo è invece un gruppo romano di proprietà di Tonino e Massimiliano Faranda e conta oggi 54 punti vendita con insegna Despar, Eurospar e Ingrande, e 89 discount a marchio Tuodì.

Il 14 di marzo incontro tra i sindacati e i vertici di Dico sulla cessione

La conferma della cessione è avvenuta a cose fatte. E gli stessi sindacati sono stati informati ufficialmente solo giovedì 7 marzo: nella sede centrale della Fisascat Cisl è giunto un fax «una comunicazione molto scarna», racconta a Lettera43.it Vincenzo Dell’Orefice, segretario nazionale del settore commercio Cisl, «nella quale il presidente di Dico Mario Zucchelli (emiliano, già presidente della fortissima Coop Estense, ndr) e l’amministratore delegato Antonio Lanari ci comunicavano che l’unico modo per rilanciare il format del discount era quello di venderlo».
Nel 2011 Dico aveva realizzato un fatturato di 558 milioni di euro, in calo rispetto ai 574 milioni dell’anno precedente. Ma a preoccupare e far optare per una cessione è stato forse il fatto che la catena ha chiuso i conti in rosso per tre esercizi consecutivi.
Niente per ora si sa sui dettagli dell’operazione. I sindacati contano di avere tutte le informazioni il 14 marzo, giorno in cui i vertici di Dico hanno convocato le segreterie confederali per un incontro che inizia alle 10.30 nella sede legale della società a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.
A OGNUNO IL SUO BUSINESS. Sicuramente con questa operazione le due realtà aderenti a Centrale Italiana, la maggiore centrale di acquisto in Italia, sperano di concentrarsi meglio sui loro core bussiness: per Coop quello dei supermercati, visto che il discount «non è mai stato il suo punto forte, forse perché non ci ha mai investito abbastanza o non è mai entrato nella logica di quel format», osserva L’Orefice. E quello dei discount per il gruppo Tuo, che ora con l’integrazione tra Dico e Tuodì può concorrere a livello nazionale con i giganti del settore quali Lidl ed Eurospin.
IL TIMORE DEI LAVORATORI. Insomma «l’operazione potrebbe giovare a entrambi», dice L’Orefice. Ma i lavoratori? A temere per il proprio destino sono infatti gli oltre 3 mila dipendenti della rete Dico, che dalla grande casa Coop passano al piccolo gruppo locale Tuo.
«Abbiamo appreso la notizia della cessione da Gdo News, un portale dedicato agli specialisti della Grande distribuzione organizzata. Coop non si è premurata in alcun modo di comunicare a nessuno di noi la notizia della cessione», dicono alcuni lavoratori che vogliono rimanere anonimi per paura che proprio in questo momento di cambiamenti, chi si lamenta sia il primo a saltare.

Dell’Orefice (Cisl): «Vogliamo capire se è una cessione che garantirà una continuità»

I più giovani raccontano che i più disperati sono «i colleghi di 50 anni e con figli, che non hanno idea di cosa possa succedere: la nuova proprietà potrebbe decidere di spostare tutti gli uffici da Bologna a Roma e di licenziare gente», raccontano.
«La Coop sei tu. Nei valori della cooperazione evidentemente rientra anche cedere un’azienda senza avvertire i suoi dipendenti», dicono delusi.
Timori davanti al quale il sindacato non può far nulla, «una cessione di asset aziendale rientra nelle libertà di un imprenditore, capisco il timore di chi passa da un grande gruppo a uno locale, ma il piccolo non sempre è peggio». Ma a parte le rassicurazione, certo è che in queste operazioni «quello che rischia meno è il personale addetto alle vendite», dice L’Orefice, «quello impiegatizio soffre invece di più perché nelle cessioni l’azienda che acquista di solito ha già una parte di personale di struttura».
CERCASI PIANO COMMERCIALE DI TUO. Durante l’incontro a Collecchio i sindacati devono quindi capire molte cose: se si tratta di una dismissione che prelude a una crisi e quindi a una riduzione del numero degli occupati, «o se è una cessione che non comporti traumi e garantisca una continuità», dice il segretario Fisascat. Ai lavoratori preme sicuramente sapere, «se il Tfr sarà depositato nella nuova azienda o restituito ai lavoratori con conseguente accensione di un nuovo rapporto di lavoro».
Inoltre se la modalità di cessione di ramo d’azienda è una vendita «come pensiamo», dice L’Orefice, «dovremo incontrare entrambi le parti».
Per ora all’incontro a Collecchio è previsto ci siano i vertici Dico, ma conoscere le prospettive del gruppo Tuo, ovvero «il suo piano commerciale, visto che ai suoi 89 discount se ne aggiungeranno altri 342 Dico», è il secondo passo.

11 Marzo 2013

Antonietta Demurtas

Lettera 43



LE COOP VENDONO I DISCOUNT "DICO" AL GRUPPO ROMANO "TUO"

A Bologna e provincia l’operazione coinvolgerà 10 supermercati

Il marchio abbandona definitivamente il settore discount per concentrasi sui negozi di medie e piccole dimensioni

Entro marzo le Coop “rosse” cederanno i discount ‘Dico’ al gruppo romano ‘Tuo’. A Bologna l’operazione coinvolgerà ben 10 supermercati, sparsi nel territorio della provincia (sono 30 in tutta l’Emilia Romagna). Le coop di largo consumo – uscendo dal settore discount – si libereranno così di una catena composta a livello nazionale da ben 342 punti vendita, che solo nel 2011 ha perso quasi 20 milioni di euro, chiudendo il bilancio in negativo per il terzo anno consecutivo.
A cedere le quote del gruppo ‘Dico’ saranno le sette “sorelle” del largo consumo: i bolognesi di Coop Adriatica, Nordest, Estense, Liguria, Lombardia, Novacoop e i toscani di Unicoop. Il brand ‘Dico’ fino ad oggi è stato presieduto da Mario Zucchelli, ex presidente di Finsoe, la “cassaforte” delle cooperative che controlla Unipol.
In cambio della cessione le cooperative acquisiranno i supermercati Despar e Ingrande (ma solo nel Lazio). Si tratta, si legge in una nota, di una scelta di sviluppo per due realtà entrambe aderenti a “Centrale Italiana” (la maggiore centrale di acquisto in Italia) che con questa operazione “mirano a concentrarsi su formati distributivi più coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali”. In pratica, il marchio Coop abbandona definitivamente il settore del discount per concentrasi sui supermercati di medie e piccole dimensioni.

7 marzo 2013

Enrico Miele

la Repubblica

COOP ITALIA ABBANDONA IL FORMAT DISCOUNT?

DICO, l’insegna discount a marchio Coop, sarà ceduta?

C’è una voce che gira nel mondo distributivo che è davvero sorprendente: sembra che la Coop lasci il business legato al format Discount. Ovviamente GDONews, da sempre contenitore aperto, si rende aperto a secche smentite ed a contrarie affermazioni da parte di chi conosce fatti differenti da quelli che narreremo, ma questa voce è oramai di dominio pubblico e non menzionarla sarebbe oggi una volontà rivolta alla “non informazione”.

L’insegna Coop nel format discount, come ben sapranno i lettori, è DICO. L’azienda consta di circa 200 Punti di Vendita di proprietà nelle quattro aree nielsen, dalla Campania al Piemonte, con 5 CeDi distribuiti in Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania. A fine 2010, dopo anni di guida “a marchio Coop”, si decise di cambiare mettendo al vertice dell’azienda un funzionario che arrivava dalla concorrenza, la miglior concorrenza: Eurospin. Questo funzionario, già direttore vendite del citato, andava a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato.

In una intervista di GDONews datata 1 Agosto 2011 lo stesso chiariva le intenzioni strategiche del Gruppo, ed in effetti non erano così errate sulla carta: si parlava di una “proposta commerciale completamente differente, fatto di nuove sequenze merceologiche, con una apertura di scala delle categorie che si allinea a quella della miglior concorrenza.” In tale affermazione era evidente la denuncia di una precedente gestione delle categorie non precisa, si parlava inoltre di sviluppare Brand di fantasia contro il concetto precedente improntato invero sul marchio di insegna, di progetti davvero sensati su alcune categorie e sui freschi, insomma venivano dichiarati progetti che sulla carta avevano senso.

Intanto DICO decise anche di eliminare dal referenziamento i Brand Leader sulla scia delle scelte compiute in Italia dai Leader. In questi anni, cioè dal 2011 ad oggi il mercato del Discount è cresciuto, viene da domandarsi: se è vera la notizia dell’abbandono del format da parte di Coop Italia, mentre era vera la notizia di una factorcoop un poco titubante nei confronti di DICO (articolo di GDONews del 19 Novembre 2012), perché si è arrivati a questa situazione?

Non è dato a saperlo perché di certo non credo ci sia ancora nulla. La vendita implica anche un acquirente, ed il nome è quello di un Retailer del centro Italia che opera sul mercato sia del Discount sia dei supermercati. Parallelamente sembra che Coop Italia sia decisa a crescere in termini di rappresentanza proprio nel Centro Italia sul canale Supermercati alla stessa stregua del grande competitor Esselunga. Ci potrebbe essere un nesso tra queste due vicende?

Ripetiamo, si tratta solo di voci che chiunque può smentire in calce all’articolo negli appositi commenti ai lettori, ma il fatto che una notizia sia così sulla bocca di tutti sul mercato, oramai da diverso tempo, ci ha portati ad aprire il tema e sottoporvelo.

4 marzo 2013

Andrea Meneghini

GDONews

DICO SVILUPPO DISCOUNT, UN SUCCESSO ITALIANO?



«Storia di un successo tutto italiano». Così si legge sulla pagina internet del gruppo discount controllato dalla maggioranza delle Coop della distribuzione. Ma è davvero così?

Da qualche tempo in realtà le cose per il gruppo presieduto da gennaio da Mario Zucchelli, che presto dovrebbe lasciare la presidenza di Coop Estense, non vanno affatto bene, a vedere gli ultimi bilanci. Il 2008 si chiude con una perdita di circa 7 milioni. Stessa situazione nel 2009 con una perdita analoga. Il tracollo nell’ultimo bilancio dove le perdite si triplicano, superando i 23 milioni.

In seguito a questa perdita, il 14 luglio i dirigenti di DICO hanno incontrato i sindacati, comunicandogli modifiche radicali sull’impostazione dell’offerta commerciale e sulla sostituzione del vertice aziendale.

A fine 2010 la rete DICO contava 411 negozi (249 diretti+162 franchising). Durante lo scorso anno, sono sati ceduti i rami d’azienda della Sardegna alla società C. S. & D. S.c.p.A. La società ha varato una robusta ristrutturazione.

Ha nominato alla fine dello scorso anno il nuovo amministratore delegato Antonio Lanari, proveniente da Eurospin, gruppo leader nel segmento discount. Ed Eurospin pare il modello di riferimento, anche se non detto esplicitamente. Lanari afferma in un passo dell’intervista che riportiamo di seguito, di non voler copiare Eurospin, ma di quel modello voler copiare le sue efficienze. Il ragionamento sembra un ossimoro. Si copia, ma non si copia.



Intanto Lanari avrebbe portato con se altre figure professionali provenienti da Eurospin: Responsabile Ortofrutta – Responsabile Extra-alimentari – Responsabile Marketing, che immaginiamo rientrare nelle efficienze sopra citate.

Inoltre pare che il gruppo sia al lavoro per una serie di cambiamenti e ristrutturazioni significative. Sembrerebbe che Dico sia intenzionata a chiudere diversi punti vendita che davano perdita; ad aprire 4 Cedi per il rifornimento dell’ortofrutta direttamente da parte di Dico sui propri PDV; a trasferire parte della sede di Prato (50 persone circa) nella nuova sede di Casalecchio di Reno, per lavorare in collaborazione con Coop Italia, in quanto i buyer di Sviluppo Discount sono di Coop Italia.

E’ presto per capire se questi cambiamenti portino in futuro la società alla redditività, anche se Linari sprizza un prematuro ottimismo. Ricordiamo la partecipazione societaria in Dico delle varie Coop. Delle 9 grandi sorelle, sono presenti tutte, ad eccezione di Unicoop Firenze e Coop Centro Italia:

Coop Consumatori Nordest — (16,02%)

Coop Estense —————— (16,02%)

Unicoop Tirreno ————— (16,02%)

Coop Liguria ——————- (14,52%)

Coop Lombardia —————(14,52%)

Coop Adriatica —————–(12,50%)

Novacoop ———————–(10,40%)

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GDO NEWS INTERVISTA ANTONIO LANARI, NUOVO AD SVILUPPO DISCOUNT SPA: ECCO LA NUOVA DICO!

Il 2011 per Sviluppo Discount ( insegna Dico) ha significato un cambio epocale. La nomina di Mario Zucchelli, storico Presidente di Coop Estense, e recente voce Coop nella “querelle” interminabile con Esselunga, a Presidente della Sviluppo Discount Spa ha significato il cambio definitivo dell’atteggiamento del mondo Coop verso il Discount. Gli intenti sembrano delineare la fermissima volontà dei vertici Coop ( con il Presidente Tassinari in primis) a puntare su questo format. Da qui la decisione di rinnovare completamente il management del Gruppo prendendo dei professionisti del format.

L’Amministratore delegato Antonio Lanari, (nella foto) entrato alla fine dello scorso anno nella compagine del Gruppo, in pochi mesi ha già dato il suo segno, organizzazione e format stanno vivendo profondi cambiamenti.

Il risultato è un risultato di fatturato di +6% sull’anno precedente a rete costante. GDONews ha incontrato proprio Antonio Lanari (Ad del Gruppo DICO) e con lui ha sviscerato i futuri progetti del Gruppo ed analizzato il mondo del Discount nella sua generalità

D: La nuova organizzazione quale principale elemento di differenziazione ha portato all’offerta Dico rispetto al suo recente passato?

R: Ha portato in primo luogo una proposta commerciale completamente differente, fatto di nuove sequenze merceologiche, con una apertura di scala delle categorie che si allinea a quella della miglior concorrenza. Abbiamo in mente di sviluppare Brand di fantasia da contrapporre al concorrente diretto in termini di posizionamento, questi saranno affiancati ad una serie di prodotti, che di fatto saranno quelli Coop, ovvero di qualità medio alta in termini intrinseci, ma con un posizionamento inferiore al 15% rispetto alla marca Madre. Verranno inseriti in assortimento anche una serie di prodotti locali a seconda del field approcciato, e verrà ovviamente mantenuta la marca DICO come main claim. Infine per chiudere la scala si sta pensando alla creazione di una marca premium su alcune determinate merceologie.

D: In definitiva in vostro marchio d’insegna DICO, quale nuova funzione avrà nella scala delle categorie?

R: Identifica l’insegna di qualità medio alta.

D: Dico è sempre stato considerato il “brutto anatroccolo” di Coop in passato. Il suo arrivo, unitamente a quello dei manager provenienti da esperienze diverse da Coop, sono un segnale di cambiamento nella mentalità Coop: adesso crede al progetto Discount?

R: Si. Coop ha fatto una scelta anomala, quella di prendere un Ad estraneo al mondo cooperativo con l’obbiettivo di portare novità anche su questo format.

D: L’interesse di Coop potrebbe arrivare ad accomunare il marchio Coop a quello DICO?

R: E’ possibile. Se i risultati che ci siamo prefissati arriveranno, Coop potrebbe decidere di coprire alcuni mercati anche attraverso il format discount laddove trova più difficoltà con il format supermercati.

D: Dico diventerà una nuova Eurospin?

R: No, Dico diventerà Dico, con caratteristiche assolutamente originali e lineari sul mercato. Sarebbe un errore copiare Eurospin; di quel modello vogliamo però “copiare”,ma sarebbe meglio dire, carpire le sue efficienze per svilupparle a seconda delle esigenze di Dico.

D:Chi è secondo Lei il Retailer più efficiente in Europa nel mondo Discount?

R: Aldi può essere considerato un riferimento per il format in questione: opera scelte oculate, svolge profondi studi sulle categorie e sui capitolati dei prodotti,anche se in Italia non è mai arrivato perché è ben cosciente che farebbe “buca”.

D: Quanto è importante la comunicazione del volantino nel format discount?

R: Oggi è ancora importante, ma è obbligatorio andare alla ricerca di nuove e più efficaci alternative a questo strumento; il primo che la troverà sarà in vantaggio, in termini di comunicazione, rispetto alla concorrenza per i prossimi dieci anni.

D: Il Discount in Italia non riesce ad erodere quote agli altri format. La barriera del 10-11% sembra invalicabile. Quale ricetta esiste per migliorare questo limite?

R: L’obbiettivo del Discounter, e quindi anche di Dico, è migliorare sempre e costantemente attraverso una serie di metodi comunicativi. Noi sappiamo che all’interno dei nuclei familiari dei nostri consumatori entrano i nostri prodotti, per cui è necessario lavorare sulla qualità degli stessi e sulla loro offerta a scaffale. C’è bisogno di tempo perché la qualità del lavoro svolto produca i suoi effetti sia attraverso la fidelizzazione degli attuali consumatori, che attraverso lo strumento di marketing più potente del mondo: il passaparola. Per arrivare a ciò dobbiamo anche investire molto sulla formazione degli addetti ai Punti di Vendita. Sotto il profilo assortimentale bisogna accettare la convivenza di qualche grande marca, di fatto ci sono categorie come gli alimenti per bambini e la nutella che sono oggettivamente insostituibili. E’altresì necessario comprendere più in profondità le etnie, un discounter non può prescindere dalle loro esigenze e alla loro soddisfazione: sulla piazza di Roma stiamo sperimentando qualcosa in questa direzione ed i risultati sono estremamente positivi. Che si voglia o no ci dobbiamo rendere conto che siamo nel pieno di una civiltà globalizzata, non a caso il nostro competitor Lidl già da tempo offre un assortimento “ multirazziale”.

D: Il Discount si può considerare Store di Prossimità?

R: No, è trasversale, può essere una alternativa sia ai supermercati che agli Ipermercati. Sarei ben felice di avere l’opportunità di aprire una struttura nel parcheggio di un Ipermercato, sarebbe una bella sinergia, stiamo vedendo anche di cogliere opportunità come questa se ci capiteranno.

D: Quanto è importante la categoria dei freschi in un Discount data la mancanza ( prevalente)del banco taglio?

R: I freschi sono importantissimi ma devono essere fatti bene, comunicati bene. Sono prodotti ad alta fidelizzazione, molto più che qualsiasi altra categoria, e chi vuole essere protagonista nel mercato del Discount deve tenere ben presente questo concetto.

D: Il non food è importante nell’offerta del Discounter, e nella Vostra offerta?

R: Noi la consideriamo come categoria di attrazione, e la impostiamo secondo questa linea.

D: Fate importazione diretta dall’estremo oriente?

R: La faremo. Non subito ma la faremo.

D: Come sarà la Dico tra tre anni, dopo quando si vedranno i risultati del lavoro svolto da lei e dalla sua equipe?

R: Sarà uno store con una buona offerta sui freschi, con un binomio qualità/prezzo il più preciso e profondo possibile, con prezzi estremamente concorrenziali, con una buona proposta sul grocery. Sarà uno Store dove dovranno dominare i seguenti dogmi: pulizia – ordine – accoglienza – competenza. Il cliente deve recepire la qualità in tutti i suoi aspetti. In una frase si può dire: la qualità erogata deve essere pari alla qualità percepita.

1 agosto 2011

Andera Meneghini

GDO News

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